a festa passata, 100x200cm, 2020

Il titolo Cerimonia serale prende il nome dal rituale che i due soggetti raffigurati, che sono i genitori di Matteo Casali, svolgono ogni sera: sedersi sul divano e guardare la televisione. Questo fatto è ancora più significativo se pensiamo al periodo di quarantena, di confinamento, che impedisce a tutti noi di uscire, in particolar modo la sera con il coprifuoco. E la televisione diventa un canale fondamentale non solo per riempire il tempo, ma mezzo necessario per sentire il bollettino del giorno. Le figure non vogliono essere quindi dei ritratti fedeli delle due persone, quanto ritratti fedeli di un’umanità che scompare ma allo stesso tempo riemerge con forza.

Riapre il sipario è titolo che fa riferimento alla fine del confinamento, la fine della chiusura di teatri e cinema. Un rosso molto carico si impone nel sipario, mentre le figure emergono ormai cancellate. Riconoscibili, certamente, ma da pochi elementi più interiori che estetici.

L’insonnia è una condizione che si lega all’ansia che questo periodo di confinamento ha causato in molte persone. Una luce molto forte è anche simbolo di un’illuminazione interiore che fiorisce dopo ore e ore di solitudine. DI solitudine con se stessi.
Era una sera d’estate, nel 2020, che Matteo Casali ritraeva nella sua mente e nella sua fotocamera l’immagine della sua partner in una snervante attesa, seduta su una sdraio al Lido di Venezia. Cosa racchiude la borsa di plastica tenuta in mano dal soggetto raffigurato? Questa è la domanda che da titolo a quest’opera. Cosa sta prendendo con la mano la ragazza non è dato saperlo ma è proprio questo dubbio che lascia infinite interpretazioni all’opera.

La sfera nera fu uno dei primi dipinti realizzati durante il confinamento di marzo e aprile 2020. Esso rappresenta una figura dai lineamenti abbozzati, senza volto, in uno spazio che possiamo definire un non-luogo. Questa figura porta una sfera, una profezia, di colore nero: un richiamo al virus, alla sventura che ha colpito l’umanità. Di fatto, una profezia profondamente oscura.

L’ultima opera che accompagna lo spettatore verso l’uscita della sala espositiva non poteva che essere Ciò che resta di un ricordo. Un ricordo è tutto ciò che resta nelle nostre menti? Non proprio. Ciò che resta di quel ricordo è ciò che davvero ci ha impressionato, o ciò che il nostro cervello ci fa credere di aver vissuto. Il falso ricordo è infatti il tema di questo dipinto, quella rimozione del dolore che il cervello adotta come soluzione per renderci sopportabile la vita. Come il dolore del parto, probabilmente anche questo periodo di confinamento resterà non solo un ricordo, ma una parte di esso. La meno peggio.

Il dipinto è pensato come un abbozzo più simile ad un disegno, più che a un dipinto. Questo modo di dipingere è necessario per restringere i tempi e mantenere quella freschezza e immediatezza che solo il disegno può dare. Questo modo rapido di raccontare contrasta con il senso dell’opera Tempi morti, in quanto ritratto non di un istante fuggente ma di un’attesa che sembra durare molte ore. Così tanto da cancellare quasi la figura umana e farla diventare parte stessa della stanza.

 

 

 

 

 

Il dipinto è tratto da una fotografia di famiglia dell’autore, che raffigura due cugini che aspettano pazientemente ma carichi di tensione, di aprire i regali di natale. Un’attesa che, riguardando questo ricordo dipinto, sembra durare da molti anni e forse durerà in eterno.

 

Il titolo Cerimonia serale prende il nome dal rituale che i due soggetti raffigurati, che sono i genitori di Matteo Casali, svolgono ogni sera: sedersi sul divano e guardare la televisione. Questo fatto è ancora più significativo se pensiamo al periodo di quarantena, di confinamento, che impedisce a tutti noi di uscire, in particolar modo la sera con il coprifuoco. E la televisione diventa un canale fondamentale non solo per riempire il tempo, ma mezzo necessario per sentire il bollettino del giorno. Le figure non vogliono essere quindi dei ritratti fedeli delle due persone, quanto ritratti fedeli di un’umanità che scompare ma allo stesso tempo riemerge con forza.

 

In sala d'aspetto, venerdì 11/12, 70x50cm, 2020

L’attesa è sempre il tema centrale di tutte le opere presenti. In Sala d’aspetto 11/12, è ancora più significativa in quanto molto sentita dall’autore: è infatti un autoritratto ambientato nella sala d’aspetto dello studio dentistico, l’11/12/2020, durante l’attesa dell’operazione per togliere il dente del giudizio destro nell’arcata inferiore.

 

Orizzonte tra quattro mura, olio su tela 120x100cm, 2020

Il gesto di scrutare l’orizzonte va in contrasto con il fatto che il soggetto che lo compie si trova tra quattro mura. Il confinamento e l’incapacità di vedere una fine, una via d’uscita, trasformano la propria abitazione in una gabbia: essa perde il senso di protezione per diventare un luogo di prigionia. Anzi, diventa in questo modo un non-luogo. In questo dipinto, un gesto insensato (non c’è orizzonte tra quattro mura) diventa forse un gesto di speranza. O disperato.

 

Matteo Casali – Caramello.
NEL NON-LUOGO.
Oratorio dell’Assunta, Piazza Cima
Conegliano (TV)
2021

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