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INTERVISTA A MATTEO CASALI | I NOSTRI ARTISTI

Attraverso il nostro progetto abbiamo  avuto l’occasione di conoscere diversi artisti sparsi per tutta l’Italia. Tra questi c’è Matteo Casali, in arte Caramello, classe 1994 e studente presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Abbiamo voluto raccontare la sua storia attraverso un’intervista, eccola per voi!

.Ciao Matteo, allora partiamo dal tuo nome, Caramello. A cosa è dovuto?

Verso i sedici anni io e i miei amici ci divertivamo a darci dei soprannomi di alcuni personaggi dei film che ci piacevano di più, e firmavamo le nostre opere con quei nomi…poi alcuni sono rimasti: il mio, Caramello, deriva da un personaggio di “Stand by me, ricordo di un’estate”, tratto da un romanzo di Stephen King. Quello di un mio amico è Will Hunting, per dire.

.Tracciamo una piccola linea cronologica: perché proprio il mondo dell’arte? Cosa ti ha spinto ad avvicinarti?

Niente mi ha spinto ad avvicinarmi, ci sono sempre stato. Da bambino disegnavo spesso, a casa da mattina a sera e a scuola mentre gli altri bambini stavano attenti. Ricordo che al liceo artistico, tutti disegnavano sui quaderni invece di ascoltare e pensavo di non essere più così diverso. Finite le scuole superiori dipingevo coi miei amici in piazza e abbandonavamo le opere per strada e ci definivano “Barbonisti”. Ora studio pittura all’Accademia di Belle Arti ma potrei dire che studio pittura in ogni momento e in ogni luogo.

.Come definiresti la tua arte?

Fosse per me non la definirei, poiché significherebbe limitarla…forse non la definirei nemmeno arte, solo pittura. La mia è pittura che sicuramente si rifà ad un gusto figurativo classico, a volte, e altre invece  più espressivo, in base a ciò che voglio trasmettere. Ultimamente ricerco una buona tecnica, una difficile composizione, certamente andando contro questa tendenza all’astrattismo contemporaneo, anche se non escludo mai nulla, poiché generalmente ho un rifiuto verso l’arte intellettuale e preferisco pochi elementi capibili e poetici. Dipingo e disegno tantissimo ed è difficile tracciare una linea continua nel mio lavoro; in ogni caso, la mia ricerca si basa sullo studio della figura umana bloccata in un momento di presa di consapevolezza della morte e sul paesaggio, spesso medievaleggiante, poiché provengo da Thiene, una città da cui riprendo molti elementi. I toni spesso sono cupi per via del forte chiaroscuro che esercito sulle figure.

.Seguendo la tua arte, a quale artista/ periodo storico artistico ti senti più vicino?

Difficilmente studio un solo artista o un solo periodo, quindi le mie opere sono contaminate da più correnti spesso in contrasto tra loro. Non ho periodi artistici preferiti perché non mi piace definire movimenti che in realtà non sono mai così chiusi in loro stessi, ma ho pittori preferiti, questo si, e sono principalmente Tintoretto, Tiziano, Caravaggio, Renoire, Courbet, Magritte, Modigliani; ma anche di più contemporanei, come Adrew Wyeth, Loius Treserras, Nicola Samorì e Michael Armitage.

.Nella tua descrizione ci hai scritto che nei tuoi lavori crei immagini semplici ma cariche di tensione e inquietudine. Perché voler trasmettere proprio questo stato d’animo ? Che cosa rappresenta per te l’inquietudine nell’arte?

Inizio col dire che non è mia intenzione trasmettere uno stato d’animo in modo chiaro e forse è proprio questa assenza di stato d’animo che crea inquietudine, dato che ogni scena rappresentata è sospesa in un momento di vuoto emotivo che genera in un secondo momento questa inquietudine nello spettatore. Probabilmente il forte chiaroscuro e le inquadrature scelte aiutano a creare una certa tensione emotiva. Cerco sempre di mettere pochi elementi nelle scene, quelli che bastano per caratterizzare un personaggio, un momento, dando quindi molta libera interpretazione e, forse, anche un po’ di poesia. Credo, comunque, che per esprimere qualcosa di profondo si debba guardare la realtà senza filtri e difficilmente ciò che si trova è piacevole.

.Partendo dal tuo primo lavoro e arrivando a quello più recente, che differenze noti ? Qual è la costante ?

I soggetti sono sempre stati gli stessi: figure umane su paesaggi con qualche accenno alla mitologia, poiché il mito è una costante nella storia e credo che abbia ancora molte potenzialità da offrirmi. La differenza la noto soprattutto nella tecnica, ovviamente evoluta nel corso degli anni, e nel fatto che prima utilizzavo molto la fantasia nella scelta dei soggetti, mentre ora sono arrivato a creare delle mini-scenografie per studiare meglio la figura, i materiali ecc.

.A quale lavoro sei più legato ?

Sono molto legato ad un vecchio piccolo quadro, datato 2012, intitolato “L’uomo che fuma”, appeso nella mia cucina. Di lavori recenti, fine 2019, indubbiamente “Il sacrificio di Thiene” è quello che, insieme a “Danza nella notte”, mi hanno coinvolto maggiormente.

.Quanto di te e del tuo stato emotivo c’è nella tua arte ? In una parola come lo descriveresti ?

“Ossessione”. In una parola direi questo, perché sono veramente ossessionato dal disegno e dalla pittura a tal punto che ci penso ogni secondo; ogni monumento che vedo immagino di disegnarlo, ogni luce di dipingerla…ci penso ogni sera al bar e ogni notte quando mi sveglio e spesso quando sogno. Quando dipingo, però, sono estremamente freddo e calcolatore: nessun segno e nessun colore sono messi a caso, ogni cosa è pensata.

.Essendo tu dentro questo fantastico mondo, e basandoti sulla tua esperienza personale, quante difficoltà incontrate, voi giovani artisti, nel cercare di emergere ? Quali e quante possibilità avete ?

Le difficoltà sono due: la prima sopraggiunge quando si capisce quanto complicato sia creare cose nuove, che non siano già viste e, quindi, fare una ricerca sempre più personale. La seconda, invece, arriva quando si intende fare di questo mestiere un vero lavoro, poiché c’è il rischio di perdere la propria semplicità, passione e libertà espressiva per inseguire la tendenza del mercato dell’arte.

.Per concludere, cosa ti aspetti per il futuro ? Ci puoi fare uno spoiler sui  tuoi prossimi progetti ?

Per il futuro ho vari progetti, poiché tendo a creare un ciclo di dipinti per ogni nuova esposizione che faccio. Ho iniziato con lo studio dei paesaggi di Thiene e Forte Marghera, aggiungendo poi la figura umana a questi sfondi. Ora voglio concentrarmi ancora di più nel riportare alla mia contemporaneità temi medievali, attraverso tecniche, soggetti e studio dei materiali.

.Grazie mille per la disponibilità­­.

Grazie a voi.